giovedì 3 ottobre 2019

Il gas di Israele esportato via Egitto. Storico accordo nel Bacino di Levante


Le società che sviluppano Leviathan e Tamar, i due giacimenti che hanno inaugurato la corsa all’oro blu nel Mediterraneo Orientale, hanno siglato contratti per la vendita e il trasporto di 85,3 miliardi di metri cubi di gas nel corso di 15 anni (a partire dal 2020)

di Sissi Bellomo
(Ansa)
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3' di lettura
Il gas di Israele prende la via dell’Egitto, da dove in futuro potrà raggiungere l’Europa (e non solo) sotto forma di Gnl. È un accordo storico quello firmato ieri dalle società che sviluppano Leviathan e Tamar, i due giacimenti che hanno inaugurato la corsa all’oro blu nel Mediterraneo Orientale.
Con la formalizzazione di contratti per la vendita e il trasporto di 85,3 miliardi di metri cubi di gas nel corso di 15 anni (a partire dal 2020) non solo si salda un asse di collaborazione fino a poco tempo fa impensabile tra Tel Aviv e il Cairo, a lungo nemici, ma con tutta probabilità si chiude la porta a soluzioni alternative per distribuire le risorse di gas rinvenute nella regione: dall’EastMed – pipeline che gode di un forte appoggio politico in Europa e negli Usa, ma per cui non si sono finora palesati finanziatori – all’ipotesi, mai scartata del tutto benché costosa, di costruire un impianto di liquefazione del gas a Cipro piuttosto che su una piattaforma offshore in prossimità dei pozzi israeliani.
I partner di Leviathan e Tamar, guidati dal gruppo israeliano Delek e dalla texana Noble Energy, hanno rilanciato rispetto a un primo accordo vincolante che avevano firmato a febbraio 2018 sotto la regia politica degli Stati Uniti, ma che si era arenato per difficoltà burocratiche e problemi di sicurezza (tutt’altro che superati) nel Sinai del Nord, un’area controllata dallo Stato islamico.
Il nuovo contratto sottoscritto con l’egiziana Dolphinus Holding aumenta del 34% il volume delle forniture destinate a raggiungere l’Egitto, per un valore di 19,5 miliardi di dollari secondo fonti Reuters, e ne allunga la durata fino al 2034.
Il gas inizierà a fluire dal 1° gennaio 2020, inizialmente al ritmo di 2,1 miliardi di metri cubi l’anno, che saliranno a 6,7 bcm a partire dal 2022, con l’espansione delle forniture da Leviathan, che inizierà a produrre a fine anno. In teoria Israele potrebbe affiancare altre soluzioni per commercializzare il suo gas: il surplus esportabile a breve raggiungerà 9-10 bcm l’anno secondo Charles Ellinas, senior fellow del Global Energy Center, centro studi legato alla Nato. Ma dal punto di vista economico non ci sono alternative davvero convenienti, in un mercato già saturo di gas, con prezzi che secondo gli analisti resteranno bassi a lungo.
A sbloccare le trattative con il Cairo è stata la risoluzione delle controversie sul gasdotto sottomarino East Mediterranean Gas (Egm), che collega il terminal israeliano di Ashkelon con Arish, nella parte egiziana del Sinai. Noble e Delek Drilling hanno costituito una joint venture con Egiptian East Gas Co, la Emed, che rileverà per 520 milioni di dollari il 70% della pipeline, un’operazione che l’antitrust israeliana ha autorizzato a patto che il gas non venga venduto in Egitto a prezzi inferiori a quelli praticati sul mercato domestico.
Un arbitrato internazionale aveva ostacolato a lungo la collaborazione sul gasdotto: a Israele era stato riconosciuto un indennizzo di 1,8 miliardi di dollari per l’improvvisa interruzione delle forniture di gas dall’Egitto nel 2011 (a quell’epoca il Cairo esportava, ma poi ha smesso per riprendere solo l’anno scorso, grazie al maxi-giacimento Zohr e ad altre scoperte). Tel Aviv si è accontentata di 500 milioni, pur di riuscire a concludere gli accordi annunciati ieri.
Il gas israeliano molto probabilmente non si fermerà in Egitto, ma sarà liquefatto e rivenduto all’estero. Entro fine anno la produzione annua egiziana salirà a 77 bcm: tolti i consumi interni restano 15 bcm da esportare, cui ora si aggiungono i volumi in arrivo dal Paese vicino.
Anche l’impianto di liquefazione Damietta Lng (partecipato da Eni attraverso Uniòn Fenosa Gas) dovrebbe tornare in funzione entro dicembre, affermano sia il governo del Cairo che la compagnia di San Donato. Con l’altro impianto – Idku Lng, già riavviato – l’Egitto sarà in grado di liquefare oltre otre 17 bcm di gas l’anno.
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Borse, Asia in ribasso. Europa, incertezza prima dell’avvio


Future intorno alla parità sugli indici europei dopo la débacle di Wall Street e dei listini asiatici. Gli investitori tornano sulle obbligazioni e nei porti sicuri di Yen e Franco svizzero. Salgono le attese per un taglio dei tassi americani.

di Marzia Redaelli
2' di lettura
Le borse europee oscillano dopo due sedute di ribasso. Gli investitori temono il rallentamento economico segnalato dall’attività manifatturiera e a questa preoccupazione si aggiunge quella per i dazi statunitensi sulle importazioni dall’Europa, avallati dalla decisione della Wto a favore dell’americana Boeing nella disputa con la multinazionale Airbus quotata a Parigi.
I future sugli indici del vecchio continente ondeggiano intorno alla parità, mentre gli acquisti tornano sulle valute rifugio: il franco svizzero e lo yen, che si rafforzano contro le principali monete.
La correzione è compatibile con la corsa degli indici azionari da inizio anno, che a dispetto delle tensioni mostrano guadagni a doppia cifra su molti parterre (+15% l’S&P500 Usa, +14% l’EuroStoxx50, +15% il Ftse Mib a Milano). Le ultime due sessioni però hanno eroso completamente i rialzi di settembre su molte piazze. Le probabilità che la banca cebntrale americana faccia marcia indietro e tagli i tassi di interesse sono balzate dal 50% al 75%.
Le borse asiatiche orfane di Shanghai chiusa per festività sono in ribasso. Tokyo ha chiuso a -2%.
L’avversione al rischio favorisce gli acquisti sulle obbligazioni. Il rendimento dei Btp italiani a dieci anni riscende di qualche centesimo sotto lo 0,9% contro il -0,56% del Bund tedesco. E così lo spread per la scadenza al 2029 si restringe un po’ a 144 punti base (sul mercato all’ingrosso Mts lo spread del nuovo titolo di riferimento con scadenza aprile 2030 è arrivato a 150 punti base).
Oggi tra i dati macroeconomici in arrivo ci sono le rilevazioni sull’andamento del settore servizi. Gli indici Pmi in Europa e l’Ism negli Usa, entrambi frutto dei sondaggi presso le imprese, sono attesi per verificare se la contrazione della manifattura, gravata da mesi dalla diminuzione delle esportazioni, inizia a intaccare seriamente il terziario, retto dalla domanda interna. Nell’area euro, la stima preliminare segnava 52 punti (Italia a 50,6), sopra la soglia dei 50 che delimita la zona di espansione. Negli Stati Uniti, invece, l’Ism è ancora a 56,4 punti. Completano il quadro i consumi al dettaglio nell’Unione europea (-0,6% ad agosto) e gli ordini di beni durevoli americani, che invece sono un anticipatore dell’attività industriale (+2% ad agosto, ma -0,4% esclusi i trasporti).
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martedì 1 ottobre 2019

Lo spread si contrae, Ftse Mib in rialzo in attesa di Draghi


Spread Btp/Bund sotto 140 punti base dopo che è stata licenziata dal consiglio dei ministri la nota di aggiornamento al Def, cornice della prossima legge di bilancio che avrà un valore di 30 mld di euro. Il presidente della Bce prenderà la parola nel tardo pomeriggio ad Atene. Numerosi gli interventi anche di esponenti della Fed. In spolvero i titoli industriali grazie alle schiarite tra Usa e Cina | Borse Ue viste positive in avvio del quarto trimestre. Focus sui pmi europei e Usa
di Francesca Gerosa
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Piazza Affari
Borse europee in rialzo in avvio di seduta in attesa che il presidente della Bce, Mario Draghi, prenda la parola nel tardo pomeriggio ad Atene, mentre ieri sera l'economista capo della Bce, Philip Lane, ha negato l'esistenza di rotture all'interno del consiglio dopo le impreviste dimissioni del falco, Sabine Lautenschaeger, la scorsa settimana. Numerosi gli interventi anche di esponenti della Fed da Evans a Clarida fino a Bullard e Bowman.
Mentre dal fronte macro il Pmi manifatturiero giapponese, nella lettura finale di settembre, ha registrato la contrazione più marcata degli ultimi sette mesi, scendendo a 48,9 punti dai 49,3 di agosto. Anche il sentiment dei grandi produttori manifatturieri del Giappone è diminuito ulteriormente nel terzo trimestre dell'anno, scendendo sui minimi da oltre 6 anni. Nello specifico l'indice Tankan, elaborato dalla Banca centrale nipponica, si è attestato a 5 punti dai 7 del periodo precedente ed è sceso a 21 punti per il comparto non manifatturiero dai 23 punti del secondo trimestre del 2019.
Infine, il tasso di disoccupazione in Giappone si è attestato al 2,2% ad agosto, in linea al dato del mese precedente e lievemente in calo rispetto al consenso degli economisti (2,3%). Il job to applicant ratio è risultato pari a a 1,59 rispetto alle attese di 1,58. Alle 10:00 si guarderà al Pmi manifatturiero a settembre della zona euro finale (precedente: 47 punti; preliminare: 45,6 punti; consenso: 45,6 punti), alle 11:00 all'inflazione di settembre preliminare sempre della zona euro, importante in chiave Bce, (precedente: +0,1% mese su mese, +1,0% anno su anno; consenso: +1% anno su anno).
Mentre dagli Usa arriveranno alle 14:55 l'indice settimanale Redbook (precedente: -1,1% mese su mese, +5,7% anno su anno), alle 15:45 il Pmi manifatturiero di settembre finale (precedente: 50,3 punti; preliminare: 51 punti) e alle 16:00 l'Ism manifatturiero sempre di settembre (precedente: 49,1 punti; consenso: 50,4 punti), oltre che la spesa per costruzioni ad agosto (precedente: +0,1% mese su mese; consenso: +0,3% mese su mese).
In attesa di questa raffica di dati macro l'euro resta schiacciato sotto 1,09 dollari a 1,088 (-0,09%). Mentre lo spread Btp/Bund scende a quota 136,686 punti base dopo che è stata licenziata dal consiglio dei ministri di ieri sera la nota di aggiornamento al Def, cornice della prossima legge di bilancio che avrà un valore di circa 30 miliardi di euro, di cui quasi il 70% è però destinato alla sterilizzazione dell'Iva.
Da capire come reagirà la Commissione europea. Il disavanzo strutturale, il barometro per le regole comunitarie, ricorda l'agenzia Reuters, salirà dall'1,2% del 2019 all'1,4% del pil nel 2020. in attesa di vedere le misure concrete, Bruxelles avrebbe per il momento sospeso il giudizio, ma entro fine ottobre potrebbe arrivare la richiesta di nuove correzioni.
"Il taglio del cuneo fiscale significa che il cittadino ha meno tasse sulla busta paga. Iniziamo ad aumentare la parte netta, togliendo tasse e dandole alla persona che prende lo stipendio. Abbiamo mantenuto la promessa, una di quelle fondative del governo, non aumentare l'Iva. E lunedì ne manteniamo un'altra, il taglio dei parlamentari per sempre, mezzo milione di euro di risparmio", ha commentato il ministro degli Esteri e leader politico del M5S, Luigi Di Maio, ad Agorà su Rai 3. Inoltre nella manovra ci sono "le misure per le famiglie, l'assegno unico. E gli asili nido: devono essere garantiti in Italia e la misura ci sarà in questa legge di bilancio".
A Piazza Affari l'indice Ftse Mib segna un +0,63% a 22.247 punti. Tra le banche si muovono bene soprattutto Banco Bpm  (+1,39% a 1,90 euro), Ubi (+1,16% a 2,60 euro) e Unicredit  (+0,87% a 10,91 euro). Tra gli assicurativi spicca Unipol  (+1,19% a 4,94 euro), meno UnipolSai  (+0,53% a 2,45 euro) e Generali (+0,37% a 17,84 euro) che a quanto pare si è ritirata dalla corsa per firmare una partnership con Bbva  nel business bancassurance.
In spolvero alcuni titoli industriali, grazie alle schiarite sul fronte della guerra commerciale tra Usa e Cina, come Cnh Industrial  (+1,26% a 9,45 euro), Leonardo  (+1,39% a 10,94 euro), Pirelli  (+1,25% a 5,49 euro) e StM  (+1,21% a 17,96 euro). Per il resto Mediaset  strappa un +2,37% a 2,77 euro dopo aver chiuso il primo semestre dell'anno riportando un utile netto in crescita tendenziale del 155% a 108,9 milioni di euro e ricavi in flessione a 1,483 miliardi rispetto agli 1,804 miliardi conseguiti nell'analogo periodo dello scorso esercizio.
L'ebitda è calato a 474,1 milioni e si confronta con gli 0,6 miliardi riportati nel giugno 2018. L'ebit è invece cresciuto a 191,6 milioni rispetto ai 123,6 milioni precedenti (+55%). L'indebitamento finanziario netto del periodo è salito a 1,195 miliardi rispetto agli 877 milioni con cui si era chiuso l'ultimo esercizio. E se Trevi  (-0,92% a 0,27 euro) ha archiviato il primo semestre con un rosso di 25,7 milioni di euro, Maire Tecnimont  balza del 3,73% a 2,39 euro dopo aver firmato con EuroChem un memorandum d'intenti in base al quale Tecnimont e Tecnimont Russia sono state selezionate per sviluppare i servizi di "Early Works". E' possibile un'estensione alle attività di Engineering Procurement and Construction, relative a un nuovo impianto di produzione di urea e ammoniaca (vale 1 miliardo di euro) a Kingisepp nella Russia nordoccidentale. Stabile, infine, a quota 18,32 euro Acea  anche se oggi Equita  ha abbassato il rating da buy a hold. (riproduzione riservata)
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L'Asia schiaccia l'euro a 1,08. La Cina avverte: è pericoloso staccarsi da noi


E' cominciata la settimana di celebrazioni per il 70° della Repubblica popolare cinese. Tokyo sale (+0,6%) grazie allo yen debole, Gli investitori vendono ancora oro e T bond. Futures su Wall Street +0,5%
di Elena Dal Maso
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Xi Jinping
Oggi prende il via la settimana di celebrazioni dei 70 anni della Repubblica popolare cinese. Le borse sono quindi chiuse per 5 giorni, fino a lunedì prossimo compreso. L'Asia, nel frattempo, compra azioni, con Tokyo che oggi chiude a +0,66% a 21.885,24 punti, mentre l'oro continua a cedere il passo e perde un altro 0,2% a 1.469 dollari l'oncia. Invece il petrolio Wti americano recupera una parte delle perdite registrate ieri a Wall Street e sale dello 0,89% a 54,54 dollari il barile.
L'euro viene messo ancora sotto pressione e oggi in Asia sfonda al ribasso la soglia di 1,09 e si porta a 1,089 dollari in un movimento di rafforzamento generale del biglietto verde, che vede lo yen cedere lo 0,15% a 108,24, mentre la sterlina risulta stabile a 1,229. Il rendimento del T bond decennale vede il rendimento salire dall'1,675% all'1,70% e quindi il prezzo sta scendendo. Intanto i futures su Wall Street sono positivi per lo 0,5%.
Oggi il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha spiegato in conferenza stampa che il Tesoro degli Stati Uniti ha risposto a Pechino di non avere progetti "in questo momento" per bloccare le quotazioni delle società cinesi a Wall Street. La precisione è arrivata dopo che Bloomberg e Reuters negli ultimi giorni hanno riportato, in base a diverse fonti, che Washington sta progettando un blocco delle ipo cinesi a negli Usa per motivi di sicurezza tecnologica del Paese. Gli stessi motivi usati quando gli Usa hanno chiesto al Canada lo scorso dicembre di arrestare Meng Wanzhou, il cfo di Huawei.
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"Esercitare grande pressione e cercare lo scollamento forzato (decoupling) tra Cina e Stati Uniti danneggerà gli interessi delle società, dei cinesi e degli americani, darà luogo a scossoni nei mercati finanziari e comprometterà il commercio globale e la crescita economica complessiva", ha aggiunto Geng. Il portavoce ha, quindi, sottolineato che sperava che gli Stati Uniti avessero un "atteggiamento costruttivo".
Sempre secondo Reuters e Bloomberg, il blocco delle ipo farebbe parte di un progetto più ampio per limitare gli investimenti dei gruppi americani nelle società cinesi in generale. Di qui la risposta di Pechino. Ieri sera il consigliere commerciale della Casa Bianca, Peter Navarro, ha tuttavia respinto le indiscrezioni definendole "notizie false".
Gli investitori in Asia, però, sperano che l'avvicinarsi delle elezioni americane a novembre 2020 e il processo di impeachment avviato dai Democratici contro il presidente Usa, Donald Trump, spingano quest'ultimo a una forma di accordo anche minimo con la Cina. Il rischio, al contrario, sarebbe di spingere il mondo in recessione. (riproduzione riservata)
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