martedì 15 gennaio 2019

Certificazione anticorruzione per Poste, è la prima azienda del settore

'Primo traguardo di un percorso per ampliare certificazioni'

Poste Italiane "è la prima azienda dei settori della finanza e delle comunicazioni, fra quelle operanti in Italia, a conseguire la certificazione IMQ-CSQ del sistema di gestione per la prevenzione della corruzione". Lo ha comunicato, con una nota, spiegando che "la certificazione, rilasciata secondo lo standard internazionale ISO 37001:2016 Anti Bribery Management System, è stata ottenuta per i processi di progettazione, indirizzo, controllo e coordinamento dei Servizi Postali e Finanziari".
E' un "importante risultato", commenta il responsabile corporate affairs, Giuseppe Lasco: è "il più recente traguardo di un percorso che ha posto sempre grande attenzione alle tematiche della legalità e della trasparenza, principi considerati da Poste fondamentali. Non rappresenta un punto di arrivo ma il primo traguardo di un percorso che consentirà alla nostra azienda di ampliare il novero delle certificazioni conseguite ed estenderlo a tutti gli ambiti di operatività aziendale sull'intero territorio nazionale".
   
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Bankitalia, in netto peggioramento stime delle imprese

Indagine, sale incertezza su fattori economici e politici

"Netto deterioramento in tutti i settori di attività" dei giudizi delle imprese "sulla situazione economica italiana". Secondo l'indagine della Banca d'Italia tra il 26 novembre e il 17 dicembre 2018 su imprese con almeno 50 addetti "l'evoluzione è in parte attribuibile all'incremento dell'incertezza relativa a fattori economici e politici". "Le valutazioni complessive sull'andamento corrente della domanda sono anch'esse peggiorate, ma in misura più contenuta; le attese a breve termine sulla domanda, sia interna sia estera, sono meno favorevoli, pur rimanendo positive".

Il saldo tra le attese di aumento e di diminuzione della spesa nominale per investimenti nel 2019 rispetto al 2018 è positivo - si legge nell'indagine - ma si colloca su livelli più bassi di quelli osservati per i piani di investimento nel recente passato. Le attese sull'occupazione restano moderatamente favorevoli fra le imprese dell'industria in senso stretto e, in misura minore, fra quelle dei servizi. Nel settore edile continuano invece a prevalere attese di riduzione della compagine". Per quanto riguarda le aspettative di inflazione al consumo "sono lievemente diminuite su tutti gli orizzonti temporali. Le imprese dell'industria in senso stretto prefigurano una decelerazione dei propri prezzi di vendita rispetto allo scorso sondaggio, mentre quelle dei servizi non hanno modificato le proprie attese. I costi degli input produttivi e la variazione delle condizioni di finanziamento rappresentano i principali stimoli alla dinamica dei prezzi propri mentre le pressioni della domanda sono sostanzialmente nulle".
   
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venerdì 11 gennaio 2019

Profondo rosso per la produzione auto, -19%. Crolla l'industria, -2,6%. Italia come i big Ue: "Rischio recessione"

Istat, per il settore delle automobili negativo bilancio 11 mesi 2018, calo del 5,1%

La produzione industriale ingrana la retromarcia nei maggiori Paesi europei, pesando come un macigno sull'andamento dell'economia. Il dato italiano, che mostra a novembre 2018 un calo del 2,6% su base annua e dell'1,6% su ottobre, è solo l'ultimo dopo quelli altrettanto negativi di Germania e Francia, tanto da lasciare presagire una possibile recessione in tutta Europa. Dati negativi oggi anche in Spagna e in Gran Bretagna.

I dati italiani - Crolla a novembre 2018 la produzione nel settore auto. Secondo i dati Istat, l'indice corretto per gli effetti di calendario ha registrato un calo del 19,4% su base annuale, cioè nel confronto con novembre 2017, e dell'8,6% su base mensile, ovvero nel confronto con ottobre 2018. Il dato conferma, ma con un ulteriore peggioramento, l'andamento di ottobre, quando era stato registrato un calo tendenziale del 14%. Nella media degli 11 mesi 2018, la produzione è diminuita del 5,1%.
La produzione industriale italiana a novembre 2018 è diminuita dell'1,6% rispetto ad ottobre e del 2,6% rispetto a novembre 2017. Nei primi undici mesi del 2018 la produzione industriale italiana è cresciuta dell'1,2% rispetto all'anno precedente. Lo comunica l'Istat in base alle stime sulla produzione di novembre, aggiungendo che, nella media del trimestre settembre-novembre 2018, il livello della produzione registra una flessione dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. 
Conte, ce lo attendevamo: bene aver fatto la manovra nel segno della crescita. "Mi attendevo e temevo un dato negativo della produzione industriale: già i dati per alcuni partner europei erano stati anticipati, ed era difficile che anche per l'Italia non fosse di segno negativo". Così il premier Giuseppe Conte. "Ma ancor di più è importante aver anticipato prima e compreso che sarebbe stata questa la ragionevole evoluzione del trend economico e ancora per questo è stato ancor più importante intervenire con quella manovra economica nel segno della crescita e dello sviluppo sociale".
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Conte, rinvio reddito per farlo bene

'Non è una concessione elettorale ma manifesto di questo governo' - VIDEO

"Le ragioni del differimento del reddito di cittadinanza stanno nel fatto che vogliamo fare le cose per bene: non è concessione elettorale ma manifesto di questo governo". Lo ha detto il premier, Giuseppe Conte, agli Stati Generali dei consulenti del lavoro.  "Il differimento del reddito di cittadinanza alla settimana prossima - ha detto in un altro passaggio - è dovuto al fatto che è un provvedimento molto complesso, ci stiamo lavorando da mesi e vogliamo farlo bene. Stiamo prevedendo un sistema integrato e stiamo acquisendo il parere della ragioneria, ma ciò non significa che ci sia alcun problema. Quello che interessa è la pubblicazione in gazzetta ufficiale". "Sin dall'inizio - ha detto il premier - abbiamo coniugato il concetto di lavoro stabile al concetto di dignità: senza lavoro ciascuno ha la propria dignità, ma quella sociale non può che prescindere dall' occupazione stabile".
L'INTERVENTO DI CONTE
"Stiamo impostando quota cento non solo come cosa giusta, per superare la Fornero, ma soprattutto per assicurare ricambio generazionale", ha detto ancora Conte, agli Stati Generali dei consulenti del lavoro. "Non anticipo dati ma posso dire che Eni, e non à la sola, mi ha anticipato nel 2019 per un lavoratore che esce ne saranno occupati due/tre".
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Fca: paga 800 mln dlr dispute Usa diesel

Stampa, da sanzione civile a compenso consumatori

Fca pagherà una cifra complessiva di circa 800 milioni di dollari per risolvere le dispute negli Stati Uniti sulle emissioni diesel. Lo riporta Automotive News.
    Alla sanzione civile da 305 milioni di dollari si aggiungono infatti almeno 72,5 milioni che andranno agli stati americani e i 280 milioni di dollari per compensare i titolari delle auto.
    Ci sono inoltre altre voci a carico dell'azienda che portano la cifra complessiva a circa 800 milioni di dollari.
   
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Trivelle: Galli (Lega), stop si discute

Salvaguardare ambiente ma anche altre esigenze

Di inserire lo stop alle trivelle nel dl Semplificazioni "si sta discutendo, c'è questa proposta di emendamento (del M5S ndr) e si sta trovando l'equilibrio giusto perché credo le posizioni siano abbastanza chiare". Così il viceministro allo Sviluppo economico, Dario Galli (Lega), in Senato. "Bisogna salvaguardare l'interesse del rispetto ambientale, ma c'è anche un paese che ha necessità di altro tipo e che in ogni modo bisogna il più possibile soddisfare al minor costo possibile", ha aggiunto.
   
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Relatori, modifica a Ires no profit

Esame provvedimento slitta a martedì prossimo, 15 gennaio

Nel fascicolo di 970 emendamenti e 17 ordini del giorno depositati per il dl Semplificazioni nelle commissioni Affari Costituzionali e Lavori Pubblici del Senato c'è un emendamento della maggioranza sul taglio dell'Ires al non profit (enti del terzo settore). Lo confermano i due relatori, Mauro Coltorti (M5S) e Daisy Pirovano (Lega) al termine dell'ufficio di presidenza che ha deciso di sconvocare la seduta delle commissioni di domani e di rinviare i lavori sul provvedimento direttamente a martedì prossimo 15 gennaio (il giorno in cui il testo sarebbe dovuto arrivare già in Aula).
   
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Carige: decreto in Gazzetta, garanzie bond fino a 3 miliardi. Tria: 'Governo pronto a tutto il necessario'


Fondo 1, 3 mld per coprire oneri e possibile ricapitalizzazione

Garanzie statali sulle obbligazioni Carige, per un massimo di 3 miliardi di euro, attivabili fino al 30 giugno e un fondo pubblico da 1,3 miliardi per coprire gli oneri dei bond e della eventuale sottoscrizione di azioni della banca per un massimo di un miliardo in caso di ricapitalizzazione precauzionale. E' quanto prevede il decreto Carige firmato ieri dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Il Mef, si legge, "è autorizzato fino al 30 giugno 2019 a concedere la garanzia dello Stato su passività di nuova emissione di Banca Carige nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato, fino a un valore nominale di 3.000 milioni di euro".

"Al fine di evitare o porre rimedio a una grave perturbazione dell'economia e preservare la stabilità finanziaria", il Mef è autorizzato a sottoscrivere entro il 30 giugno 2019, "anche in deroga alle norme di contabilità di Stato, nel limite massimo di 1 miliardo di euro per l'anno 2019, azioni emesse da Banca Carige". 
Intanto il sottosegretario alla presidenza, Giancarlo Giorgetti, ha risposto affermativamente alla domanda se la nazionalizzazione di Carige sia "una possibilità concreta".  "La nazionalizzazione è un'eventualità prevista dal decreto se non si verificano alcune condizioni, quindi se nessun privato ci mette i soldi arriverà la nazionalizzazione", ha aggiunto successivamente a margine di un evento al Miur.
Secondo  il commissario e ex presidente di Carige Pietro Modiano oggi a Genova, Pietro Modiano, la ricapitalizzazione preventiva "non è sul tavolo, non è necessaria". "Nego che questa sia una ipotesi", è una ipotesi "teorica, estrema, più che residuale", ha aggiunto
Da Varsavia Matteo Salvini ribadisce:  "L'obiettivo è salvarla sotto lo Stato. Se ci saranno utili ci guadagnerà lo Stato". 
Sulla nazionalizzazione interviene anche il ministro dell'Economia, Giovanni Tria. "Il governo è pronto a realizzare quanto necessario e con le modalità più opportune per la salvaguardia dei risparmiatori e del tessuto economico di riferimento in coerenza con il quadro normativo europeo", ha detto Tria, rispondendo al question time ad un'interrogazione su Carige. La ricapitalizzazione precauzionale di Carige da parte dello Stato, ha sèiegato, è un'operazione "temporanea", perché la partecipazione di controllo "deve essere dismessa al termine del periodo di ristrutturazione concesso" alla banca. "La cosiddetta nazionalizzazione sarebbe quindi a termine", ha aggiunto il ministro. "Il governo è pronto a realizzare quanto necessario e con le modalità più opportune per la salvaguardia dei risparmiatori e del tessuto economico di riferimento in coerenza con il quadro normativo europeo".
Se lo Stato dovesse ricapitalizzare Carige lo farà per diventarne il proprietario. "O si nazionalizza o non si mette in euro", ha detto il vicepremier, Luigi Di Maio, su Facebook. E in caso di nazionalizzazione "la cominciamo a usare per dare crediti alle imprese in difficoltà, alle piccole e medie imprese, per migliorare i mutui alle famiglie, per aiutare di più i giovani a diventare indipendenti, ad andare via di casa grazie a una banca che comincia a fare la banca d'investimento dello Stato". "Chiederemo al commissario straordinario di Carige di rendere noto al governo l'elenco dei debitori di Carige", ha detto ancora Di Maio. 
"Con l'intervento su Carige aiutiamo i risparmiatori e lavoreremo a punire tutti quei banchieri e amministratori delegati delegati di Carige che hanno creato il buco", ha detto ancora Di Maio, parlando su Facebook di Carige. Il capo politico del M5S replica a chi accusa il governo, e in particolare il M5S, di salvare le banche. "Eh no, perché una cosa deve essere chiara, noi non abbiamo ancora messo un euro nella banca genovese ma se li metteremo non sarà per ridare la banca a chi l'ha spolpata o per darla a un altro banchiere". "O si nazionalizza o non si mette un euro in Carige, quindi nessuna soluzione alternativa".
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