mercoledì 8 ottobre 2014

Fmi: male l'Italia su Pil e occupazione. Ma promuove il Jobs Act

Previsioni al ribasso anche per Francia e Germania
Non male ma neanche bene. Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale non incoraggiano. La ripresa stenta più o meno ovunque, soprattutto in Italia ma anche nel resto del mondo - unica differenza gli Stati Uni d'America, che si confermano come locomotiva globale in questa fase di congiuntura. Il Fondo in compenso promuove il Jobs Act. 
''Mi piace lo spirito della riforma del lavoro'' italiana: la ''dualità del mercato Ã¨ un grande problema, crea due classi di cittadini e questo non è desiderabile'', afferma il capo economista del Fmi, Olivier Blanchard secondo cui ''the unique contract, il contratto unico è la strada da seguire''.
LE STIME
Il Fmi rivede infatti al ribasso le stime di crescita per l'Italia nel 2014 e 2015. Il pil calerà quest'anno dello 0,2% (-0,5 punti percentuali rispetto a luglio) e tornerà positivo nel 2015 con +0,8% (-0,3 punti). Il -0,2% del 2014 segue il -2,4% del 2012 e il -1,9% del 2013. Fanno meglio Spagna(+1,3% 2014 e +1,7% nel 2015) e Grecia (+0,6% e +2,9%).
Male anche l'occupazione. Il tasso di disoccupazione in Italia si attesterà quest'anno al 12,6%, per poi scendere però al 12% nel 2015. Il dato è comunque superiore alla media dell'area euro (11,6% nel 2014 e 11,2% nel 2015). Spagna e Grecia fanno peggio: i loro tassi di disoccupazione resteranno sopra il 20% nel 2014 e nel 2015.
Sul fronte del debito - tasto sensibile, specie per gli operatori finanziari internazionali - luci e ombre. Il debito italiano si attesterà infatti quest'anno al 136,7% del pil, in aumento rispetto al 132,5% del 2013. Nel 2015 il debito sarà al 136,4%, per scendere al 125,6% nel 2019.
Detto questo, il Fondo lima anche le stime di crescita per l'economia globale. Il pil quest'anno salirà del 3,3% (0,1 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di luglio), per poi accelerare al 3,8% nel 2015 (-0,2 punti percentuali). La ripresa - afferma il Fmi - è ''mediocre'' e ''incerta'': i rischi al ribasso sono aumentati. Fmi rivede al ribasso le stime di crescita di Germania e Francia. Il pil tedesco crescerà nel 2014 dell'1,4% e nel 2015 dell'1,5%, rispettivamente 0,5 e 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di luglio. L'economia francese si espanderà quest'anno dello 0,4% (-0,4 punti) e il prossimo dell'1,0% (-0,5 punti).
Il pil dell'area euro crescerà sia nel 2014 sia nel 2015 meno del previsto, registrando un +0,8% quest'anno (-0,3% punti percentuali rispetto a luglio) e un +1,3% nel 2015 (-0,2 punti). L'Fmi sottolinea che sono aumentati i rischi di recessione per Eurolandia e resta il rischio di deflazione oltre a quello di stagnazione.
E proprio il rischio deflazione resta il sorvegliato speciale numero uno del Fondo, con i prezzi che si manterranno sotto il target della Bce almeno fino al 2019. Secondo l'Fmi se l'outlook dei prezzi non migliora, la Bce dovrebbe fare di più, incluso l'acquisto di titoli di stato. "Nell'area euro c'è bisogno di riforme strutturali per la crescita, soprattutto quelle mirate ad affrontare l'elevata disoccupazione", afferma il Fmi sottolineando che per ridurre la disoccupazione giovanile sono necessarie misure specifiche per ogni paese.
''La credibilità, guadagnata a caro prezzo'' con il risanamento di bilancio ''non va minacciata. Questo non implica che non ci sia spazio per usarela politica di bilancio per aiutare a sostenere la ripresa'', ha dichiarato il capo economista del Fmi, Olivier Blanchard, riferendosi all'area euro. ''Gli investimenti in infrastrutture, anche se finanziati con il debito, possono essere giustificati e aiutare a spingere la domanda nel breve termine''. Ancora. Il piano per l'acquisto di Abs da parte della Bce''può fare la differenza. In Europa c'è un problema di credito per le piccole e medie imprese. E un mercato buono e salutare degli Abs può aiutare''.
Tutta un'altra storia negli Usa. Gli Stati Uniti infatti accelerano. Il pil americano crescerà quest'anno del 2,2%, 0,5 punti percentuali in più rispetto alle stime di luglio. Per il 2015 è confermata una crescita del 3,1%. Lo prevede il Fmi, confermando le stime per Cina (+7,4% pil 2014 e +7,1% pil 2015). Per l'India la stima è di +5,6% per il 2014 (+0,2 punti) e del +6,4% nel 2015 (invariata).

   
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Fiat. Marchionne: "Resto fino al 2018, poi farò altro"

"Concludo il piano industriale quinquennale di Fiat e Chrysler"
Sergio Marchionne resterà alla guida di Fiat e Chrysler fine al 2018, alla fine del piano industriale quinquennale. Lo ribadisce lo stesso Marchionne in un'intervista esclusiva a Businessweek, anticipata da Bloomberg. Dopo il 2018, sottolinea Marchionne, "farò sicuramente qualcos'altro". Ci sono diverse cose che il prossimo amministratore delegato dovrà fare e che sono totalmente diverse da quelle che faccio io", aggiunge nell'intervista Marchionne, 62 anni, gli ultimi dieci dei quali trascorsi alla guida della Fiat, che - ricorda Businessweek - ne fanno l'amministratore delegato più longevo tra le maggiori case automobilistiche europee. "Il mio ruolo dovrà essere riconfigurato", spiega Marchionne alla vigilia della fusione con Chrysler, che sarà operativa nei prossimi giorni. Sul suo addio, Marchionne assicura che non ci saranno ripensamenti. "Nessun cambio di idea, sono fatto così - dice Marchionne - e poi è giusto che vadano avanti i giovani".

Elkann, dopo Marchionne forti candidati interni
 Fiat Chrysler può contare su "forti candidati" interni per la successione a Sergio Marchionne. Lo afferma il presidente del Lingotto, John Elkann, in una intervista a Businessweek, anticipata da Bloomberg. "Ho fiducia nella nostra panchina", aggiunge Elkann con una metafora calcistica.

Businessweek ricorda che lo scorso anno Elkann citò come possibili sostituti di Marchionne alcuni manager del gruppo. Tra questi Richard Tobin, a.d. di Cnh Industrial, Alfredo Altavilla, chief operating officer della regione Emea per Fca. E ancora Mike Manley, responsabile del marchio Jeep, e Cledorvino Belini, responsabile della Fiat in Brasile. Nell'intervista, precisa però Businessweek, Elkann non ha fatto commenti su specifiche persone a proposito della successione a Marchionne.

"Non vendo ma diluizione possibile"
"Non voglio vendere, ma la famiglia potrebbe diluire la sua quota nel caso ci fosse la possibilità di rendere la società più forte" attraverso operazioni di fusione. Lo afferma Elkann.
"Siamo pronti a prendere parte" al processo di consolidamento del settore auto dei prossimi cinque-dieci anni "se ha un senso".
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lunedì 6 ottobre 2014

Jobs Act, la minoranza Pd avverte Renzi: "No alla fiducia"

Camusso insiste: 'Renzi come Thatcher, non dialoga'
"Se la delega resta in bianco e' invotabile e con la fiducia conseguenze politiche". Scrive, su Twitter, Stefano Fassina. E Civati: ''Il governo pare intenzionato a mettere la fiducia sulla legge delega che è già uno strumento che più fiduciario non si può. Una legge delega che tra l'altro è vaga, vaghissima e tutti possono leggervi quello che preferiscono". Pippo Civati lo scrive sul suo blog. "Sarebbe qualcosa -aggiunge- a metà tra la provocazione spicciola e un esautoramento del Parlamento, nonché un segnale di debolezza, oltre che sul piano politico un segnale di profonda rottura". 
Il Cdm di questa sera potrebbe autorizzare fiducia
Il tema non è all'ordine del giorno, ma il Consiglio dei ministri convocato per questa sera alle 18 potrebbe autorizzare la fiducia sulla delega lavoro, qualora le circostanze la rendessero necessario. Lo confermano fonti di governo.
Intanto Mineo dà l'aut aut al premier: ''dovrà scegliere tra minoranza Pd e Ncd "Il documento approvato in Direzione parla di tutele importanti, di un'agenzia del lavoro, di abolire tutti i contratti impropri, tutto questo è contenuto nei sette emendamenti presentati dalla minoranza democratica, quindi tocca a Renzi dire se li fa propri o meno". Lo ha detto Corradino Mineo, senatore del Partito Democratico a La Telefonata di Belpietro. "Se non lo fa dirà che avrà scherzato, se invece li prenderà in considerazione avrà dall'altro lato un Sacconi che non ne vuole sapere. Tocca a lui scegliere", ha concluso Mineo. 'No a delega in bianco'
La Cgil, in vista dell'incontro di domani mattina con il governo affila le armi.  Camusso, insiste nel paragonare Renzi alla Thatcher. Siamo a metà del semestre europeo a guida italiana - dice al vertice dei sindacati Ue - "e non c'è stato ancora accenno di dialogo sociale da parte del presidente del Consiglio. Questa modalità si era vista in Europa una sola volta, con madame Thatcher"
Il sindacato italiano è sempre pronto al confronto ma anche al conflitto per contrastare scelte politiche non condivisibili. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, parlando al vertice sindacale europeo 'Un nuovo corso per l'Europa'. Camusso, parlando dell'incontro previsto per domani con il governo, ha detto che con la convocazione si è avuto "un cambiamento di orientamento" nel governo, che comunque si era presentato all'insegna del "non confronto" con i sindacati.
Decisiva la settimana appena aperta per il Parlamento. Si incrocianoJobs Act, Vertice europeo e diciassettesima votazione per i due giudici della Corte Costituzionale.
Intanto Renzi, nonostante le critiche feroci, insiste sul Tfr in busta paga. 
 "Vorrei il Tfr in busta paga" già dal 2015 ma senza danneggiare le piccole e medie imprese. Per cui il provvedimento va studiato con attenzione anche sentendo i sindacati. A sorpresa Matteo Renzi torna sull'idea di rendere disponibili i soldi del Tfr ai cittadini nonostante il mare di critiche provenienti da destra e sinistra su un provvedimento che Confindustria vede come il fumo negli occhi. Quelli del Tfr "sono soldi dei lavoratori" e "come accade in tutto il mondo non può essere lo Stato a decidere per lui. 
Ecco perché mi piacerebbe che dal prossimo anno i soldi del TFR andassero subito in busta paga. Questo si tradurrebbe in un raddoppio dell'operazione 80 euro", ha spiegato il premier su Enews. Il tutto proprio alla vigilia di una giornata chiave per il percorso del Jobs act. Renzi sembra proprio voler giocare a tutto campo e aprirà la settimana probabilmente con un incontro con il ministro dell'Economia Padoan; mentre al Senato il ministro Poletti cercherà affannosamente la quadratura del cerchio del Jobs act incontrando senatori della maggioranza e del Pd. La minoranza dem infatti non molla e insiste sulle modifiche al provvedimento paventando fuoco e fiamme nel caso il Governo scegliesse la via della fiducia. Al contrario gli alleati di Ncd puntano i piedi ad ogni modifica del testo iniziale. "Il lavoro è la nostra emergenza. Sui giornali grandi discussioni sul Jobs Act e sull'articolo 18. 
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Germania: ordini industria a minimo 2009

Ad agosto indice segna un ribasso del 5,7%
Gli ordini all'industria in Germania sono calati ad agosto del 5,7%, il ribasso più marcato dal 2009. La flessione è più forte rispetto al -2,5% atteso dagli economisti dopo il +4,9% registrato a luglio. Su base annua, si è avuto un calo dell'1,3%.
   
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Europa in rialzo, dollaro supera per la prima volta 40 rubli

Le Borse di Asia e Pacifico rimbalzano in scia all'avvio dei colloqui tra manifestanti e Governo ad Hong Kong
Le Borse europee confermano l'andamento positivo della mattina. A metà seduta l'indice d'area Stoxx 600 segna un rialzo vicino al mezzo punto. La Piazza migliore è Madrid (+1,27%) seguita da Francoforte (+1%) nonostante il calo sopra le attese degli ordini all'industria in Germania ad agosto. Piazza Affari sale con il Ftse Mib a +0,51%. Mentre lo spread tra btp e bund resta in area 139 punti. Gli acquisti continuano a valorizzare Moncler (+2,6%), Bpm (+2,05%), Bper (+2,28%) e Cnh (+2,5%).

Russia: dollaro supera per la prima volta 40 rubli
 Per la prima volta nella storia il dollaro ha superato quota 40 rubli: 40,015 nei primi minuti di contrattazione alla Borsa di Mosca. L'euro, dal canto suo, ha varcato nuovamente il muro dei 50 rubli (50,01). Per gli esperti le cause sono molteplici, tra cui le sanzioni occidentali, il clima degli investimenti, il calo del prezzo del petrolio.

Asia rimbalza, Europa vista in positivo
Le Borse di Asia e Pacifico rimbalzano in scia all'avvio dei colloqui tra manifestanti e Governo ad Hong Kong. A dare slancio è soprattutto l'accelerazione mostrata venerdì scorso dall'economia Usa con 248 mila nuovi posti di lavoro in più a settembre. In evidenza in particolare Tokyo e Hong Kong, deboli invece Sidney e Seul. Prevista in positivo anche l'Europa. L'attenzione del mercato è rivolta all'unico macro di giornata: gli ordini all'industria in Germania ad agosto.


   
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Istat: spesa dipendenti pubblici -7,8 mld in tre anni


Tra il 2010 e il 2013. Riduzione vale 4,5%.

La spesa per i dipendenti pubblici è calata di 7,8 miliardi di euro in 3 anni, tra il 2010 e il 2013. E' quanto emerge dalle tavole pubblicate dall'Istat e aggiornate secondo le nuove regole del sistema dei conti nazionali. Il calo è pari al 4,5%. In valori correnti le uscite per i redditi da lavoro dipendente sono scese da 172,548 a 164,747 miliardi. I nuovi dati dell'Istituto si statistica non fanno quindi che confermare la riduzione della spesa per il pubblico impiego, che risente del blocco del turnover e, soprattutto, del blocco della contrattazione, partito proprio nel 2010. Solo nell'ultimo anno la contrazione è stata pari a 1 miliardo 415 milioni di euro. Guardando nel dettaglio alle retribuzioni lorde, al netto dei contributi a carico della Pa, le uscite sono diminuite di 6 miliardi 751 milioni di euro, sempre nel confronto tra il 2010 e il 2013 (-5,5%).
   
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