sabato 4 ottobre 2014

Lavoro: disoccupazione Usa sotto il 6%, mai così da metà 2008

L'euro sfiora gli 1,25 dollari, a 1,2506 ai minimi dal luglio 2012. Mercati in ripresa dopo il giovedì nero, Piazza Affari +1,54%
(di Sabina Rosset)
MILANO - L'economia Usa torna ad accelerare. Gli Stati Uniti a settembre hanno creato 248 mila nuovi posti di lavoro sorprendendo le attese degli economisti e spingendo il tasso di disoccupazione al 5,9% e ai minimi dal 2008, l'anno dell'elezione di Obama. La ricetta dell'amministrazione Usa e le mosse della Fed sembrerebbero insomma funzionare. Il segnale era ovviamente in parte atteso, ma il responso finale ha superato le stime già ottimiste degli analisti. Si prevedeva che la creazione dei nuovi posti di lavoro si sarebbe fermata a quota 215 mila, dal dato dei 142 mila posti creati nel mese precedente. Il tasso di disoccupazione secondo il mercato si sarebbe invece dovuto fermare al 6,1% precedente. Dopo lo scrollone della vigilia sulla delusione per la Bce e Mario Draghi i mercati hanno così rialzato la testa. L'euro, intanto, è sceso ai minimi da due anni, sfiorando gli 1,25 dollari. Mentre anche lo spread tra il Btp e il Bund decennale è rientrato sui valori precedenti al tonfo 'targato' Bce, segnando i 138 punti alla chiusura dei mercati europei. Con l'occupazione americana ai minimi da sei anni Milano ha chiuso in rialzo dell'1,54%, l'indice paneuropeo Euro Stoxx è salito dello 0,87%, Londra ha guadagnato l'1,26% e Madrid l'1,44%. La borsa tedesca invece ha mancato il rimbalzo, ma solo a causa della chiusura per festività, nella ricorrenza dell'unificazione nazionale. Più concreto invece il mancato progresso ad Atene, dove l'indice Ase è sceso per il terzo giorno chiudendo in flessione dello 0,84%. Dopo il disappunto per l'accelerazione mancata nelle misure approntate da Draghi, l'attesa sul mercato è che la Bce terrà l'economia greca sotto osservazione per far accedere il paese al programma di acquisto di covered bond e Abs della banca centrale. Per il resto, la seduta nei mercati europei è stata un po' ovunque all'insegna degli acquisti sui bancari, particolarmente martoriati alla vigilia. Tra i gruppi maggiori, Bank of Ireland ha guadagnato il 4,78%, le italiane Bper e Ubi rispettivamente il 3,45% e il 3,43%, Hsbc ha guadagnato il 2,98%. Ad Atene, invece, Piraeus ha lasciato il 6,6%. Altri grandi spunti non sono emersi, salvo forse quello sul titolo EasyJet, salito del 6,4% dopo che la compagnia low cost ha annunciato un balzo degli utili lordi di almeno il 20%
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venerdì 3 ottobre 2014

Tfr, i sindacati frenano: "Tagliare le imposte sul lavoro"

Grillo: "Il Paese precipita e il governo gli dà una spintarella"
Mentre in Aula al Senato è attesa la discussione generale sul Jobs act, i sindacati esprimono scetticismo sull'ipotesi di anticipo del Tfr in busta paga e il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo sul suo blog denuncia: "Mentre il Paese precipita nel baratro della disoccupazione e della recessione, il governo gli dà una spintarella. Togliere il Tfr alle imprese vuol dire metterle in mutande e costringerle a rivolgersi al credito bancario per finanziarsi".
La segretaria della Cgil Susanna Camusso chiarisce: "Nessuno dica che si stanno aumentando i salari dei lavoratori: quelli sono soldi dei lavoratori, frutto dei contratti e delle contrattazioni e non una elargizione di nessun governo e non è un nuovo bonus se no, davvero, siamo alla disinformazione".
No da Luigi Angeletti (Uil) che chiede di "continuare a ridurre le tasse sul lavoro". "Capisco l'intenzione di dire che bisogna avere più soldi in tasca - spiega - ma non è questa la strada giusta".
Anna Maria Furlan (Cisl) avverte: "Basta speculazioni sul lavoro", "il Tfr è meno tassato dello stipendio - spiega - non vogliamo che in questo modo i lavoratori paghino più tasse anche su quello''.
Per Pier Luigi Bersani "i soldi del Tfr sono soldi dei lavoratori, non del governo. Se si vuole fare qualcosa con i soldi dei lavoratori, bisognerà che si parli con i lavoratori perché non sono soldi del governo né delle imprese". Ha aggiunto: "Andiamoci molto cauti, quando ci si mangia oggi le risorse di domani".
ANTICIPAZIONE TFR COSTA FINO A 30MILA EURO PER PMI -L'eventuale anticipazione del 50% del Tfr ai dipendenti potrebbe costare alle piccole imprese un importo annuo che oscilla tra i 3mila e i 30 mila euro. Lo rileva la Cgia di Mestre. "Considerata la carenza di liquidità attuale delle piccole imprese spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - sono pochi gli imprenditori che potrebbero disporre delle risorse necessarie per anticipare metà del Tfr ai propri dipendenti. Non solo: vista la loro scarsa solvibilità le banche non sarebbero disponibili".
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Festa nonni: Coldiretti, nonni salvano bilancio 37% famiglie


Tradizione ispira nuovi business, da agricosmetici a ecodetersivi

I nonni con i loro risparmi sono di aiuto a più di una famiglia su tre (37%) ma per il 17% sono anche una fonte di utili consigli e suggerimenti che a volte si trasformano in occasioni di lavoro per i nipoti. E' quanto emerge da una indagine on line sul sito www.coldiretti.it divulgata in occasione del 60esimo anno dalla nascita di "donne impresa" Coldiretti, con la prima mostra sui business delle tradizioni che trasformano le esperienze del passato in idee imprenditoriali.
Dal ritorno dei tessuti naturali che dal baco da seta approdano all'atelier attraverso la sapiente tessitura su un telaio di 200 anni fa ai giochi contadini azionati da un particolare impianto ad energia solare, dagli accessori country sempre più richiesti dalle nuove generazioni agli agridetersivi ecologici che sfruttano le mille proprietà delle erbe aromatiche, dall'originalissima linea di agribomboniere all'innovativo servizio di "wedding planner green". Ma anche abiti anallergici con tinture vegetali, la riscoperta delle conserve della nonna e il recupero di bevande antiche. Si tratta di piccoli grandi segreti - sottolinea Coldiretti - "gelosamente custoditi nelle campagne ed oggi trasmessi dalle nuove generazioni di imprenditrici agricole desiderose di mettere il loro sapere a disposizione di tutte le donne moderne e non solo".
Napolitano, auguri a nonne e nonni, e ai giovani - Nella giornata dedicata alle nonne e ai nonni d'Italia, riconosciuta festa nazionale, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rivolto i suoi "auguri di ogni bene alle italiane, agli italiani e a quanti nel nostro Paese beneficiano del legame affettuoso con le rispettive e i rispettivi nipoti". "Rivolgo tuttavia il mio saluto e i miei auguri anche alle donne e agli uomini di generazioni più giovani, comprese quelle giovanissime, che con le madri e i padri dei propri genitori si scambiano sentimenti positivi, conoscenza, compagnia. La festa di oggi li riguarda. È nella trasmissione di ricordi e insegnamenti da parte delle persone anziane e degli anziani e di preziosi stimoli da parte delle più giovani e dei più giovani una delle fonti profonde di benessere interiore per una società". "Buona giornata delle nonne e dei nonni, dunque, a loro e non soltanto a loro. Auguri anche a quanti trovano sostegno dal contributo di nonne e nonni alla crescita delle giovani generazioni, a figli e nipoti che donano attenzione, e in molti casi assistenza, ai festeggiati di oggi così favorendo la circolazione di risorse ed energie vitali per i cittadini dell'intero Paese", conclude il capo dello Stato. Lo rende noto un comunicato del Quirinale.

   
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Tfr e dubbi: poco subito o tesoretto in vecchiaia?

Pro e contro delle scelte. Il nodo della soglia per i bonus da 80 euro
Chiedere il Tfr in busta paga mese per mese, lasciarlo in azienda per averlo quando si lascia il lavoro o versarlo ai fondi pensione per garantirsi una vecchiaia economicamente più tranquilla? A breve i lavoratori italiani potrebbero dover scegliere la destinazione della propria liquidazione ma la decisione si prospetta come un vero e proprio rebus che dovrà tenere conto di molte variabili.
I pro e i contro delle diverse possibilità:
IL NODO TASSE, SALTANO GLI 80 EURO SE SI SFORA TETTO BONUS?: È un po' la premessa. La convenienza delle scelte dipenderà sia dalle decisione sull'aliquota con la quale sarà tassato il Tfr in busta paga sia dall'eventuale sforamento con questa richiesta del tetto fissato per l'ottenimento del bonus fiscale (i cosiddetti 80 euro per chi è al di sotto dei 1.500 euro al mese). Chi sforerà il tetto prenderò ancora il bonus? Lo si saprà solo quando il progetto dell'esecutivo sarà definito, ma attualmente, chi prende il Tfr perchè cambia impiego non lo somma ai redditi da lavoro e nella dichiarazione dei redditi esiste già uno spazio per la tassazione separata. Si presuppone naturalmente che il progetto allo studio del Governo tenga conto sia di questo possibile sforamento sia dell'eventuale passaggio con il Tfr in busta paga all'aliquota fiscale più alta.
TFR IN BUSTA PAGA; POCHI MALEDETTI E SUBITO: potrebbe essere una soluzione, se la tassazione fosse comunque agevolata come quella per il Tfr, per quei lavoratori con stipendi bassi che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese o per quelli con contratti a termine. Con uno stipendio di circa 1.300 euro netti al mese e il Tfr interamente in busta lo stipendio potrebbe aumentare di poco meno di 100 euro. Se invece l'ipotesi dovesse riguardare solo il 50% del Tfr l'importo in busta sarebbe dimezzato. Aumentano i consumi nell'immediato ma si rinuncia sia al ''tesoretto'' una volta usciti dal lavoro (utile per l'acquisto della casa ma anche in caso di licenziamento per sostenersi mentre si ricerca un nuovo lavoro) sia al versamento ai fondi integrativi e quindi all'aumento della propria pensione complessiva.
TFR NEI FONDI PENSIONE, LA SCELTA PREVIDENTE: Destinare il proprio Tfr nei fondi pensione significa obbligarsi a un risparmio previdenziale che potrebbe essere molto utile in futuro dato che la pensione pubblica sarà in media più bassa di quanto sia stata in passato a parità di contributi. Chi va in pensione adesso va ancora con il calcolo retributivo perchè aveva più di 18 anni di contributi nel 1995 ma tra pochi anni si andrà con assegni calcolati per la parte maggiore con il contributivo. Versare ai fondi significa inoltre assicurarsi il contributo del datore di lavoro (tra l'1% e l'1,8% della retribuzione a secondo di quanto previsto nei contratti) che si perderebbe qualora si tenesse il Tfr in azienda o lo si chiedesse in busta paga.
Infine i fondi pensione negli ultimi anni hanno assicurato in media un rendimento sul proprio versamento più alto rispetto al Tfr lasciato in azienda (+5,4% i fondi chiusi e +12,2% i piani individuali di previdenza - Pip - che comunque hanno costi di gestione più alti e non possono contare sul contributo del datore di lavoro contro l'1,7% del Tfr in azienda secondo gli ultimi dati della Covip riferiti al 2013). Per ora una parte minoritaria dei lavoratori si è iscritta a un fondo chiuso (mentre crescono velocemente le adesioni ai piani previdenziali individuali ma soprattutto dai lavoratori autonomi rispetto ai dipendenti). Nel complesso sono iscritti a forme di previdenza integrativa 6,2 milioni di lavoratori con un flusso annuo di oltre 12,5 miliardi (5,2 miliardi dei quali da Tfr maturando).
TFR IN AZIENDA, LA SCELTA TRADIZIONALISTA: l'Italia sarà l'unico Paese ad avere il Tfr ma gli italiani ci sono molto affezionati e fanno fatica a rinunciare all'idea di avere una sorta di ''cuscinetto'' che lascia più tranquilli quando si smette di lavorare. Inoltre il Tfr può essere chiesto dopo aver lavorato nella propria azienda per almeno 8 anni per il 70% dell'importo per l'acquisto della casa, per spese sanitarie e per l'istruzione, praticamente le tre principali ragioni di preoccupazione delle famiglie. Lasciare il Tfr in azienda significa anche qui obbligarsi a un risparmio in previsione di tempi più difficili o anche dell'eventualità di un licenziamento per fare fronte alle spese nel caso non sia sufficiente (per l'importo e per la durata) il solo Aspi.
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L'indice manifatturiero italiano torna a crescere, Francia e Germania giù

L'indice Pmi sale a settembre a 50,7 punti per il Belpaese
L'indice Pmi che monitora l'attività del settore manifatturiero sale a settembre a 50,7 punti per l'Italia, superando la soglia di 50 che separa la contrazione dall'espansione, contro attese per un valore di 49,5. La Francia si attesta invece a 48,8 contro 46,9 di agosto, la Germania a 49,9.
L'indice Pmi che monitora l'attività del settore manifatturiero nell'intera Eurozona scende a 50,3 punti a settembre, contro i 50,5 della precedente stima flash e da 50,7 di agosto. Il Pmi, calcolato da Markit, tocca così i minimi di 14 mesi.
L'indice Ism manifatturiero, che misura l'andamento del settore manifattura negli Stati Uniti, è calato in settembre a 56,6 da 59 di agosto. Il dato è inferiore alle attese degli analisti, che scommettevano su 58,5.
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Padoan, crisi per l'Italia peggio della Grande depressione del '29

Ripresa fragile, danni da recessione profonda
"Occorre muovere con decisione su più fronti nella consapevolezza che in assenza di una ripresa robusta la tenuta del tessuto produttivo e sociale risulterebbe a rischio, la ricchezza delle famiglie minacciata, le prospettive dei giovani compromesse". Lo scrive il ministro Pier Carlo Padoan nella nota di aggiornamento del Def.
"In termini cumulati la caduta del Pil in Italia è superiore rispetto a quella verificatasi durante la Grande depressione del '29", aggiunge il ministro. "L'area dell'euro è a un bivio" con i Paesi che in assenza di interventi "rischiano di avvitarsi in una spirale di stagnazione e deflazione". L'Eurozona e l'Italia vivono una ''ripresa fragile''. Debolezza ''di carattere strutturale che è in parte la conseguenza dei danni provocati dalla recessione profonda e persistente degli ultimi anni''.

L'Eurozona e l'Italia vivono una ''ripresa fragile''. Debolezza ''di carattere strutturale che è in parte la conseguenza dei danni provocati dalla recessione profonda e persistente degli ultimi anni''.
Per il 2015 la differenza tra il saldo a legislazione vigente e quello programmatico (0,7 punti con il deficit dal 2,2 al 2,9%) ''è motivata dalla volontà di finanziare impegni di spesa nei settori ritenuti più rilevanti per la crescita e ridurre la pressione fiscale per famiglie e imprese''. Lo si legge nella nota di aggiornamento al Def.
Il calo delle tensioni sui mercati e sui titoli di Stato italiano frutta circa 6 miliardi a beneficio dei conti pubblici: la spesa per interessi scende infatti dagli 82,6 miliardi dell'ultima stima del governo ai 76,7 miliardi attuali per il 2014.
A proposito del Jobs Act Padoan scrive che ''La rete di ammortizzatori sociali verrà rafforzata e resa più inclusiva. Le imprese potranno gestire in maniera più efficiente l'attività produttiva reagendo con maggior prontezza alle evoluzioni cicliche''. Inoltre ''La rete di ammortizzatori sociali verrà rafforzata e resa più inclusiva. Le imprese potranno gestire in maniera più efficiente l'attività produttiva reagendo con maggior prontezza alle evoluzioni cicliche''.

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giovedì 2 ottobre 2014

Teatro dell'Opera di Roma licenzia coro e orchestra. Franceschini: "Passaggio doloroso ma necessario"

Cda decide esternalizzazione di orchestra e coro. Fuortes: 'Deciso per non chiudere'
Orchestra e coro licenziati ed esternalizzati. Dopo mesi di agonia, di dissidi interni sul piano di rientro, dopo gli scioperi e la traumatica uscita di scena del maestro Riccardo Muti, è questa la decisione presa dal Cda dell'Opera di Roma per far "rinascere" il teatro. "Una scelta molto dura e sofferta", per dirla con le parole del sovrintendente Carlo Fuortes che però tiene a precisare: l'alternativa era la chiusura. Il sindaco di Roma Ignazio Marino spiega che si tratta di "un percorso mai eseguito prima nel nostro Paese".
E il ministro Dario Franceschini si schiera dalla stessa parte: "E' un passaggio doloroso ma necessario per salvare l'Opera di Roma e ripartire". La riunione del Cda arriva a pochi giorni dal vertice tra i soci fondatori dell'Opera - Mibact, Regione Lazio e Comune di Roma - che aveva dato mandato al consiglio di amministrazione di "trovare le soluzioni più adeguate per una rinascita del teatro e a risolvere, alla radice, i problemi di fondo". "Non dimentichiamo che la situazione era diventata talmente insostenibile da costringere pochi giorni fa il Maestro Muti ad andarsene platealmente", sottolinea Franceschini. Ma ad annunciare la linea dura, in una conferenza stampa in Campidoglio, al termine della riunione del cda, è il sindaco Marino: "Alla vigilia di Natale del 2013 è stato deliberato l'inizio del risanamento da quel disavanzo disastroso che avevamo trovato al momento del mio insediamento - ricorda -. Poi purtroppo una serie di situazioni hanno determinato una perdita di biglietteria, una fuga degli sponsor che vogliamo invece attrarre. Il doloroso e recente messaggio del maestro Muti ha determinato una frenata degli abbonamenti e una fuga degli sponsor. Ci troviamo con un risanamento avviato ma con differenza di entrate di 4,2 milioni di euro per l'anno prossimo. In una decisione così drammatica questo procedimento coinvolgerà 182 unità di personale su 460, non riguarda gli altri 278". Da questa operazione, stando alle stime di Fuortes, si otterranno 3,4 milioni di risparmi.
"Se si organizza tutto nel migliore dei modi dal 1 gennaio il teatro dell'Opera potrebbe aver nuova orchestra e coro - annuncia - che potrebbero essere anche costituiti dai vecchi musicisti, però con una forma contrattuale del tutto diversa: non sarebbero più dipendenti ma sarebbero loro a formare un'orchestra o un coro indipendente". Il modello guarda ad esperienze europee "come la London Symphony Orchestra o i Berliner Philharmoniker". Ma le reazioni all'annuncio non tardano ad arrivare: Orchestrali, coristi e sindacati sono sul piede di guerra. E c'è chi invoca il rispetto dell'art 18. "Siamo pronti a intraprendere tutte le iniziative, possibilmente unitarie con gli altri sindacati, per respingere questa decisione scellerata", afferma il segretario generale della Slc-Cgil di Roma e Lazio, Alberto Manzini.
"E' un licenziamento ingiustificato e discriminatorio, c'è un progetto di smantellamento del Teatro dell'Opera - sostiene il primo trombone Marco Piazzai (Fials Cisal) -. E forse Muti l'aveva capito e per questo se n'è andato. Ma siamo pronti a impugnare la decisione". Resta il dubbio se questa decisione potrà o meno essere in qualche modo un apripista. "Non so cosa faranno gli altri sovrintendenti - dice Fuortes -. Noi eravamo in una situazione molto particolare", ma "sono assolutamente convinto che sia un modello sviluppo che darà grandi risultati". A suo parere "le orchestre dei teatri lirici debbano essere considerate l'eccellenza della musica in Italia, formate da artisti, non da impiegati. Qui non dobbiamo pensare all'articolo 18, questa è tutt'altra cosa".
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