giovedì 2 ottobre 2014

Teatro dell'Opera di Roma licenzia coro e orchestra. Franceschini: "Passaggio doloroso ma necessario"

Cda decide esternalizzazione di orchestra e coro. Fuortes: 'Deciso per non chiudere'
Orchestra e coro licenziati ed esternalizzati. Dopo mesi di agonia, di dissidi interni sul piano di rientro, dopo gli scioperi e la traumatica uscita di scena del maestro Riccardo Muti, è questa la decisione presa dal Cda dell'Opera di Roma per far "rinascere" il teatro. "Una scelta molto dura e sofferta", per dirla con le parole del sovrintendente Carlo Fuortes che però tiene a precisare: l'alternativa era la chiusura. Il sindaco di Roma Ignazio Marino spiega che si tratta di "un percorso mai eseguito prima nel nostro Paese".
E il ministro Dario Franceschini si schiera dalla stessa parte: "E' un passaggio doloroso ma necessario per salvare l'Opera di Roma e ripartire". La riunione del Cda arriva a pochi giorni dal vertice tra i soci fondatori dell'Opera - Mibact, Regione Lazio e Comune di Roma - che aveva dato mandato al consiglio di amministrazione di "trovare le soluzioni più adeguate per una rinascita del teatro e a risolvere, alla radice, i problemi di fondo". "Non dimentichiamo che la situazione era diventata talmente insostenibile da costringere pochi giorni fa il Maestro Muti ad andarsene platealmente", sottolinea Franceschini. Ma ad annunciare la linea dura, in una conferenza stampa in Campidoglio, al termine della riunione del cda, è il sindaco Marino: "Alla vigilia di Natale del 2013 è stato deliberato l'inizio del risanamento da quel disavanzo disastroso che avevamo trovato al momento del mio insediamento - ricorda -. Poi purtroppo una serie di situazioni hanno determinato una perdita di biglietteria, una fuga degli sponsor che vogliamo invece attrarre. Il doloroso e recente messaggio del maestro Muti ha determinato una frenata degli abbonamenti e una fuga degli sponsor. Ci troviamo con un risanamento avviato ma con differenza di entrate di 4,2 milioni di euro per l'anno prossimo. In una decisione così drammatica questo procedimento coinvolgerà 182 unità di personale su 460, non riguarda gli altri 278". Da questa operazione, stando alle stime di Fuortes, si otterranno 3,4 milioni di risparmi.
"Se si organizza tutto nel migliore dei modi dal 1 gennaio il teatro dell'Opera potrebbe aver nuova orchestra e coro - annuncia - che potrebbero essere anche costituiti dai vecchi musicisti, però con una forma contrattuale del tutto diversa: non sarebbero più dipendenti ma sarebbero loro a formare un'orchestra o un coro indipendente". Il modello guarda ad esperienze europee "come la London Symphony Orchestra o i Berliner Philharmoniker". Ma le reazioni all'annuncio non tardano ad arrivare: Orchestrali, coristi e sindacati sono sul piede di guerra. E c'è chi invoca il rispetto dell'art 18. "Siamo pronti a intraprendere tutte le iniziative, possibilmente unitarie con gli altri sindacati, per respingere questa decisione scellerata", afferma il segretario generale della Slc-Cgil di Roma e Lazio, Alberto Manzini.
"E' un licenziamento ingiustificato e discriminatorio, c'è un progetto di smantellamento del Teatro dell'Opera - sostiene il primo trombone Marco Piazzai (Fials Cisal) -. E forse Muti l'aveva capito e per questo se n'è andato. Ma siamo pronti a impugnare la decisione". Resta il dubbio se questa decisione potrà o meno essere in qualche modo un apripista. "Non so cosa faranno gli altri sovrintendenti - dice Fuortes -. Noi eravamo in una situazione molto particolare", ma "sono assolutamente convinto che sia un modello sviluppo che darà grandi risultati". A suo parere "le orchestre dei teatri lirici debbano essere considerate l'eccellenza della musica in Italia, formate da artisti, non da impiegati. Qui non dobbiamo pensare all'articolo 18, questa è tutt'altra cosa".
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Borsa: Tokyo chiude a -2,61%, timori su economia mondo

Nikkei cede a 15. 661, 99 punti
I dati deboli sulla produzione in Usa e Ue affondano anche la Borsa di Tokyo che termina gli scambi con un tonfo del 2,61%.L'indice Nikkei, con la brusca correzione del dollaro tornato sotto i 109 yen, brucia 420,26 punti, e si attesta a 15.661,99. Sui mercati pesano i timori per l'economia globale, considerando anche le proteste a Hong Kong.
Altro fattore di incertezza sui mercati è la scoperta del primo caso di Ebola negli Stati Uniti.
Le aziende giapponesi, infine, si aspettano che i prezzi al consumo aumentino annualmente dell'1,5%, sotto il target di inflazione del 2% deciso dalla Bank of Japan che, a tale scopo, ha varato ad aprile 2013 una politica monetaria ultra espansiva.
Secondo i dati di un'indagine rilasciata dalla BoJ e condotta a settembre, le imprese stimano una dinamica dei prezzi all'1,6% e all'1,7%, rispettivamente, nell'arco di tre e cinque anni di tempo, rispettivamente, escludendo gli effetti dovuti al rialzo dell'Iva, dal 5% all'8% di aprile, e il prossimo atteso, salvo sorprese, a ottobre del 2015.
   
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Renzi stoppa la Merkel: "Non siamo scolaretti"

Scontro su rigore,Francia sfida Ue. Merkel,fare compiti
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, in visita a Londra, 'stoppa' la Cancelliera Angela Merkel e si 'schiera' dalla parte della Francia, che ha annunciato un rallentamento nel consolidamento dei conti.
"Nessuno può usare espressioni che non rispettino chi decide di non rispettare il parametro di Maastricht. L'Europa non è un posto di insegnanti e studenti", ha aggiunto Renzi ribadendo che l'Italia rispetterà il limite del 3%. L'Italia ha deciso di rispettare il parametro di Maastricht del 3% di rapporto tra deficit e Pil, ma rispetta e chiede che vengano rispettati i paesi che superano questo tetto".
"Sono dalla parte della Francia (VIDEO) . I Paesi non vanno trattati come studenti", ha detto Renzi. "Rispetto la decisione di un Paese libero e amico come la Francia, nessuno deve trattare gli altri Paesi come si trattano degli studenti", ha aggiunto il premier a Londra rispondendo alle polemiche sulla decisione di Parigi di rinviare il rientro al 3%. "Io sto con dalla parte di Francois Hollande e Manuel Valls", ha aggiunto.
"Sono qui per presentare i risultati delle riforme", ha spiegato il premier ricordando come nella sua prima visita, sei mesi fa, gli investitori avessero sottolineato che "come spesso si dice il problema dell'Italia è la timeline". "Ho promesso che sarei tornato e sono qui", ha detto. Nel pomeriggio il premier incontrerà nuovamente gli investitori della City ai quali presenterà in dieci punti lo stato dell'arte delle riforme. Il premier ha quindi ricordato di essere stato a Londra esattamente sei mesi fa, quando era stato appena nominato, e che aveva promesso che sarebbe tornato. "Ringrazio Cameron - ha aggiunto - per questo incontro a sei mesi esatti da allora". 
Poi sull'articolo 18: "La riforma dell'art.18 è una grande riforma del mercato del lavoro e sarà molto apprezzata dagli investitori", ha detto Renzi aggiungendo che sarebbe importante capire che "non è una battaglia ideologica". Chi pensa che sia "una mezza riforma non ha sentito la direzione del Pd o non ne ha letto il testo".
"Abbiamo bisogno di un cambiamento in Europa", ha detto il primo ministro britannico David Cameron incontrando Renzi. Cameron ha sottolineato che l'Europa deve essere "più flessibile" o meglio, come ha detto Renzi, "più smart".
E intanto il commissario designato agli affari economici Pierre Moscovici nell'audizione all'Europarlamento ha detto che "stabilità e crescita non sono opposti, non c'è crescita senza riduzione dei debiti e non c'è riduzione dei debiti senza crescita". "Mi assicurerò che tutti, sottolineo tutti, rispettino le regole comuni", ha aggiunto.
La sfida all'austerità e al metodo Merkel per risanare i conti pubblici è ufficialmente partita, per mano della Francia che si ribella contro Bruxelles e contro nuovi sforzi per riportare il deficit sotto controllo. Da Berlino la reazione è immediata: "i Paesi devono fare i loro compiti per il loro benessere", replica la cancelliera Angela Merkel, rimettendo subito al loro posto quei paletti che Parigi vuole mettere da parte.
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Jobs act: Fi, soccorso azzurro non ci sarà

Romani, noi siamo all'opposizione. Poletti, al lavoro per lancio piano nazionale contro povertà.
"Sulla modifica dell'art. 18 non c'è mai stata l'ipotesi del soccorso azzurro. Noi siamo all'opposizione". Lo afferma Paolo Romani al termine dell'ufficio di presidenza di Forza Italia. Con una battuta ha risposto, da Londra, il premier Renzi: ''Ho visto che Wall Street sta tremando", de reagito alla domanda sull'intenzione dichiarata da Forza Italia di non essere disponibile ad un 'soccorso' al governo sull'art.18.
C'è la "volontà di partire per lanciare un piano nazionale di lotta alla povertà". Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in audizione in commissione Affari sociali alla Camera. Il ministro ha infatti spiegato come ci sia l'intenzione di "lavorare" per "definire" il piano.
Parlando del sostegno all'inclusione attiva e della relativa sperimentazione, Poletti sottolinea come sia stato deciso di "cambiare" su alcuni punti. Ad esempio, evidenzia il ministro, "la logica del bando mostra una sua plateale inefficacia, si perde tempo e si rischia di produrre più burocrazia di quella necessaria". Invece per Poletti bisogna "lavorare per costruire strumenti di azione permanente, c'è bisogno di rete". Ora, secondo il ministro, c'è "la condizione per estendere la sperimentazioni" del sostegno, avviata su un nucleo di città, "alle regioni del Mezzogiorno, ragionando sui fondi comunitari", con l'obiettivo, ribadisce, di ampliare il raggio d'azione "a tutto il territorio nazionale".
"C'è una discussione sullo strumento, su come fare a definire la conclusione di questa discussione, tenendo conto che dal punto di vista puramente normativo la norma così com'è scritta ci consente di fare già ciò che si vuole fare". Così il ministro Poletti su un emendamento o odg al Jobs act. "Il problema è di tipo politico", aggiunge.
In Italia si osserva "l'impoverimento di un'area sempre più larga di cittadini", con "l'apertura di una forbice tra le diverse fasce della società", ha detto il ministro del Lavoro, in audizione in commissione Affari sociali alla Camera. Dai dati provenienti dai diversi organismi infatti, sottolinea il ministro, si rileva una "situazione di peggioramento significativo".  
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Crolla il Pil dell'Ucraina, -8% le stime del 2014



Crisi economica nell'ex Repubblica sovietica sconvolta dalla guerra

Il Pil ucraino crollerà dell'8% quest'anno a causa della grave crisi economica che attanaglia la repubblica ex sovietica sconvolta dalla guerra nelle regioni sud-orientali. Lo fa sapere Qimiao Fan, capo della delegazione in Ucraina della Banca mondiale, che a giugno aveva previsto una riduzione del Pil ucraino di un più modesto 5%.
"Prevediamo - ha spiegato Qimiao Fan - che il Pil ucraino nel 2014 si contrarrà dell'8% e nel 2015 dell'1%". Il dirigente della Banca mondiale ha quindi affermato che "solo l'attuazione delle riforme" consentirà a Kiev di superare la complicata situazione economica. "La Banca mondiale - ha poi aggiunto - è pronta a sostenere il governo ucraino in questi difficili tempi di cambiamento". Prima il ministro delle Finanze Aleksandr Shlapak non aveva escluso una riduzione del Pil del 7% quest'anno.
Putin esclude restrizione movimento capitali - ''Non c'e' alcuna intenzione di imporre restrizioni al movimento dei capitali stranieri'': il leader del Cremlino Vladimir Putin ha liquidato cosi' i rumors su un possibile intervento per frenare l'emorragia di capitali stranieri legati alle sanzioni occidentali, intervenendo ad un convegno della banca Vtb.
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Draghi: "ripresa modesta, rischi aumentati". E Piazza Affari crolla



Tasso allo 0,05%, quello sui depositi a -0,2% e il marginale allo 0,3%


Mille miliardi in campo per resuscitare il credito bancario nel sud Europa, scongiurare il rischio deflazione e rintuzzare una ripresa che non decolla, con l'impegno unanime della Bce a ulteriori misure se i prezzi non guadagneranno velocità. Ma Mario Draghi, che presiede un inusuale consiglio Bce in quella cornice pittoresca ma altamente simbolica della crisi che è Napoli, rinvia al mittente le accuse all'Eurotower per la responsabilità della crisi: "la colpa non è della Bce", che ha evitato il collasso del sistema e nulla può se non torna la fiducia di famiglie e imprese. Ai mercati però non basta: le borse europee 'bruciano' 222 miliardi, con Piazza Affari che ne lascia 19 sul terreno segnando un -3,9%, seguita da Parigi (-2,8%), Francoforte (-1,99%) e Londra che perde l'1,69%.
In una due giorni a Napoli fra incontri con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e fra proteste contenute da un imponente schieramento di forze dell'ordine, la Bce come atteso ha lasciato i tassi fermi allo 0,05%, e delineato il suo programma di acquisto degli Abs, i titoli che impacchettano prestiti a famiglie e imprese (con una deroga per includere anche Grecia e Cipro), e delle obbligazioni garantite bancarie a metà ottobre. E' la parte conclusiva del pacchetto di giugno - assieme a tassi negativi e maxi prestiti 'Tltro' - che da sola, nelle stime della Bce, un potenziale di ben 1.000 miliardi di euro.
Una cifra in grado di riportare le lancette del bilancio della Bce ai livelli record d'inizio 2012, oltre 3.000 miliardi, dagli attuali poco più di 2.000. Molto dipenderà dalla risposta di famiglie e, soprattutto, imprese e quanto queste, specie le pmi, chiederanno credito per investire. E dunque, a ricaduta, dalle condizioni che i governi sono chiamati a creare per ristabilire la domanda aggregata - riforme strutturali del lavoro e dei prodotti, risanamento dei bilanci pro-crescita abbassando le tasse. Lo scopo è creare abbastanza massa monetaria per far risalire l'inflazione dell'Eurozona dall'attuale 0,3%, ma Draghi non si nasconde le difficoltà. Le aspettative inflazionistiche a medio e lungo termine, il principale metro usato dalla Bce, sono peggiorate, e "vediamo che i rischi sono aumentati": occorrerà valutare "nei prossimi mesi, non anni".
Non solo: "guardando al 2015 - spiega ai giornalisti nella conferenza stampa alla reggia-museo di Capodimonte - continuano a sussistere le prospettive per una moderata ripresa" ma "occorre tuttavia seguire con attenzione i fattori e le ipotesi principali che delineano questa valutazione". Una formula per descrivere i molti rischi, a partire da quello geopolitico, che potrebbero scompaginare le previsioni e spingere il consiglio Bce a muoversi ulteriormente verso più ampi acquisti di titoli, con sullo sfondo un 'quantitative easing', un programma massiccio in stile Federal Reserve.


DRAGHI: DEVE TORNARE LA FIDUCIA NEL FUTURO

Dello scenario di crisi internazionale, quasi in contemporanea col presidente della Banca centrale europea, ha parlato anche la numero uno del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde. La ripresa - ha detto - è "fragile, irregolare e piena di rischi", ci sono "alcune nubi preoccupanti all'orizzonte, tra cui quella che la crescita resti lenta a lungo" e c'è preoccupazione che "gli eccessi finanziari possano aumentare in un contesto in cui la politica monetaria, da sola, "non è sufficiente". Draghi, in conferenza stampa accanto al suo vice Vitor Constancio e al governatore di Bankitalia Ignazio Visco e il giorno dopo aver visto Napolitano e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, non rinuncia però a una difesa più serrata del solito dell'Eurotower. L'occasione è data dalle proteste all'esterno di Capodimonte e al centro della città partenopea: "capisco i motivi della protesta, data la debole situazione economica del Paese, ma devo correggere l'idea che la Bce sia all'origine della crisi. Se andiamo indietro con la memoria, due o tre anni (prima che la Bce intervenisse) fa il sistema finanziario era prossimo al collasso".
Visco, seduto al suo fianco, è anche esplicito e tira in ballo i governi: nella gestione della crisi ci sono stati "errori e ritardi", ma "la protesta accosta le banche la Bce, la Bce alla troika, ma questa non prende decisioni, sorveglia le decisioni prese dai governi". La politica, appunto, cui ora spetta, secondo la Bce, il compito di rilanciare la domanda facendo la sua parte: "abbiamo tolto l'incertezza dai mercati, ma questa rimane sull'economia reale", dice ancora Draghi. Mentre Visco evoca un "disegno organico per il rilancio degli investimenti" che chiama in causa le riforme e le politiche strutturali dei governi.
  
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